sabato 3 settembre 2016

Ma non dimenticheremo mai.




“Qui è morta la speranza dei palermitani onesti”.

Sono le 21.15 del 3 settembre 1982. In via Isidoro Carini, a Palermo, l’auto sulla quale viaggiano il Prefetto Carlo Alberto dalla Chiesa e sua moglie Emanuela viene affiancata da una Bmw. Le raffiche di Kalashnikov squarciano il silenzio di una sera di fine estate. Dalla Chiesa, la sua giovane moglie e un agente della scorta muoiono sul colpo, mentre un altro poliziotto morirà dodici giorni dopo per le ferite riportate.

“L’operazione Carlo Alberto è quasi conclusa”: con questa telefonata anonima la mafia aveva “annunciato” ai carabinieri del capoluogo siciliano l’agguato al Prefetto. Dalla Chiesa era arrivato a Palermo da pochi mesi, nominato dal Consiglio dei Ministri dopo gli ottimi risultati ottenuti nella lotta al terrorismo rosso. "Mi mandano in una realtà come Palermo, con gli stessi poteri del prefetto di Forlì”, aveva detto il generale in un’intervista, lamentando la carenza di sostegno da parte dello Stato.

L’agguato a Carlo Alberto dalla Chiesa si inserisce in uno dei periodi più “bui” della storia di Italia. Gli attentati, le bombe, gli strani “intrecci” tra politica, massoneria e criminalità. Cosa Nostra decide di attaccare frontalmente lo Stato: poliziotti, magistrati, politici, pagano con la vita il loro impegno antimafia. Oggi il ricordo del Generale e di tutte le altre vittime continua ad animare le battaglie per la legalità e la giustizia. Per non dimenticare, mai.

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