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sabato 30 marzo 2024

Lettera dal carcere di Ilaria Salis - Testo integrale

Di seguito il testo della lettera integrale scritta da Ilaria Satis del carcere ungherese di Gyorskocsi Utca.

Ilaria Salis


«Mi sto abbastanza abituando a stare qui e non credo che sia merito mio, ma che questi questi posti siano fatti in modo tale che le persone si abituino a starci.

Adesso, quando mi aprono la porta della cella perché devo andare da qualche parte, mi fermo rivolta verso il muro per farmi perquisire, invece di iniziare a gironzolare con molta naturalezza per il corridoio come facevo all’inizio. Mentre aspetto di ricevere il pacco con le ciabatte, tutti i giorni vado alle docce portandomi sottobraccio il catino del bucato. In questa situazione ci mancano solo funghi e verruche! Sono anche molto rincuorata dal fatto che i piccioni e tutti gli oggetti inanimati a cui sovente indirizzo i miei monologhi non mi abbiano mai degnato della loro risposta. Lo scorrere del tempo è davvero strano: le singole giornate sono interminabili, ma i giorni si susseguono rapidamente e mi sembra sempre di essere stata arrestata la settimana scorsa. Non ho la percezione di essere lontana da Milano da più di un mese. Gli avvenimenti, le persone, i luoghi di fuori li sento vicini e vivi dentro di me. Forse il fatto che non ricevere notizie dall’esterno e di non avere nessun contatto con il mio mondo mi fa sentire in una specie di bolla sospesa. E’ un po’ come se per me il tempo si fosse fermato. Non c’è un primo è un dopo ma solo il “dentro” e il “fuori”: sono due mondi assolutamente incompatibili e la mia mente non riesce a collocarli sul medesimo asse temporale. (...)