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venerdì 13 gennaio 2017

Zia Leti e la partita - Di Don Marco (Ketz)

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Ketz."

La nebbiolina grigia sembrava gettare   il suo colore su tutto ciò che si intravvedeva dalla finestra della sala dove un gruppetto di ragazzi si era radunato per il consueto incontro del sabato pomeriggio. Chiaramente l’attenzione di ciascuno di loro era molto diversificata. Seduta con loro c’era Zia Leti che stava leggendo a voce alta un brano di San Paolo: - “Abbiate in voi gli stessi sentimenti di Cristo Gesù: egli pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l’essere come Dio, ma svuotò se stesso assumendo una condizione di servo diventando simile agli uomini.” -  
Subito intervenne Chiara: - Io non ho capito, cosa vuol dire che si svuotò?-
Significa che non volle essere pieno dei suoi privilegi, ma si abbassò fino a noi diventando uno di noi. Si è fatto uomo, appunto.

giovedì 22 dicembre 2016

Zia Leti e un presepe molto particolare.Di Don Marco - Ketz

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Ketz."



Le grida e le risate dei ragazzi riempivano la stanza, seduti in cerchio non riuscivano né a stare fermi né, tanto meno, a stare zitti. Zia Leti li osservava compiaciuta, la loro vivacità la rallegrava sempre. Decise comunque di intervenire per comunicare  il motivo del loro ritrovarsi. Ottenuto il silenzio disse: - Ragazzi siamo qui perché abbiamo ricevuto il compito di fare il presepe, abbiamo campo libero, quindi fuori le idee!-
Un ragazzo alzò la mano. – Mario dì pure! – lo esorto Zia Leti.

-         Perché si fa il presepe? –
-         -Chi è stato il primo a farlo? – Intervenne una bambina di nome Sara
-         Il primo è stato San Francesco, lo fece però non con le statuine , ma con le persone. Volle aiutare la gente a contemplare il mistero del Natale: il Figlio di Dio che si fa uomo, Gesù, che viene nel mondo, entra nella storia come un bambino.-
-         Ma se Dio è onnipotente – disse Alex – non poteva scegliere un modo un po’ più forte e grandioso?-
-         Dio ha scelto la via della debolezza per manifestarsi; un bambino ha bisogno di tutto, non è autosufficiente. Dio ha una totale fiducia nell’uomo e si consegna interamente nelle sue mani, chiede di essere accolto, amato, ha chiesto a un papà e a una mamma di prendersi cura di lui. Ci insegna ad amare chiedendoci di amarlo, ci infonde fiducia dandoci fiducia, non si comporta come un prepotente, ma umilmente si affida alle nostre premure. Oggi come allora non viene con la pretesa di cambiare il mondo, ma con la semplicità di voler stare in mezzo a noi e donarci la sua vita. –

Intervenne una ragazza , Olga, e disse: - E’ venuto solo per i buoni o anche per i cattivi? –
- E’ venuto per tutti – rispose  Zia Leti – soprattutto per i più poveri, i più deboli, per chi si sente solo e fragile, per dare speranza a chi soffre. Per dire a tutti che siamo figli di Dio, infinitamente e teneramente amati da Lui. –
A questo punto Diego, un ragazzo particolarmente vivace disse: - Io ho un’idea: mettiamo nel presepe degli oggetti che rappresentino un po’ di situazioni belle .  Ad esempio dei giochi, disegni con persone che si vogliono bene, mani che si stringono in segno di amicizia, un po’ di colori per significare le diverse popolazioni del mondo.-
- Si buona idea- rispose Chiara- però mettiamo anche qualcosa che indichi che nel mondo ci sono anche delle situazioni tristi, che fanno soffrire le persone, come la guerra, le ingiustizie , le malattie, l’egoismo .-


Allora iniziarono a mettere nel presepe dei piccoli mattoni rotti per simboleggiare le case distrutte, soldatini e armi per indicare la guerra, denaro finto per rappresentare l’avidità e l’ingiustizia, insieme alle tante altre cose che avevano detto. In mezzo ci posarono Gesù Bambino.  

Zia Leti osservava, affascinata dall’opera di quei ragazzi. Il tutto sembrava disordinato, pieno di contraddizioni, esattamente come è il nostro mondo, ma la statuetta di Gesù Bambino, lì nel mezzo esprimeva, in modo particolarmente evidente, che Dio non si era stancato dell’umanità, che ancora insisteva nel voler abitare in questo nostro mondo, nella nostra storia, per rivelare ancora una volta il suo amore fedele. 

Pensò che forse qualcuno vedendo quel presepe l’avrebbe definito solo una grande confusione, qualcun altro un po’ tradizionalista avrebbe sottolineato la mancanza dei soliti personaggi, ma quei ragazzi avevano compreso il senso profondo delle parole dell’evangelista Giovanni: “ il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi, e noi abbiamo contemplato la sua gloria; la luce splende nelle tenebre e le tenebre non l’hanno vinta.” 

A quel punto non riuscì a fare a meno di applaudire e gridare: -Bravi ragazzi.- Mentre nella sua mente risuonava una frase che aveva sentito molti anni prima: “Questo tuo amore incarnato ci fa sentire senza fine la sue voce di speranza.”

sabato 19 novembre 2016

Zia leti e la bellezza. - Di Don Marco al secolo Keaz.

Don Marco - Al secolo Keaz
Della serie l'insostenibile leggerezza della parole (parabole) di don Marco al secolo Keaz.

Zia Leti e la bellezza


La luce del sole filtrava tra gli alberi di quella porzione di bosco che stavano attraversando, mentre i ragazzi cominciavano a sentire la fatica del loro cammino e le voci della stanchezza cominciavano a farsi sentire.
– Zia Leti quanto manca? –
-Non sento più i piedi-
-Grazie a questo zaino rimarrò gobbo per tutta la vita-
- Certo oltre al sacco a pelo ti sei portato anche il letto-
E via di questo passo; le affermazioni adolescenziali erano, come sempre , visibilmente  esagerate, ma denotavano chiaramente la sottile ironia caratteristica di quell’età  e l’entusiasmo di poter passare due giorni insieme in una baita, naturalmente notte compresa.
Finalmente un pianoro enorme si aprì davanti ai loro occhi: quasi al centro una casa e accanto una costruzione più grande che certamente, vista la presenza degli animali, si presentava come una stalla.
Un uomo e una donna vennero loro incontro e dando loro il benvenuto li salutarono calorosamente: - ciao Leti come stai?-

venerdì 11 novembre 2016

Un po' di silenzio per Zia Leti - Di don Marco al secolo Keaz.

Della serie l'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco al secolo Keaz.


Un po' di silenzio per Zia Leti.


I cartelli che ne portavano il nome e il rumore del treno che rallentava, indicavano con chiarezza la prossimità della stazione di Sestri Levante. I tre ragazzi erano tra l’annoiato e lo stupito; avevano accettato l’invito solo per curiosità o semplicemente perché non avevano di meglio da fare. Per tutto il viaggio avevano trafficato con i loro cellulari e mandato messaggi in ogni dove, intervallando la loro intensa attività con alcune parole, che mettendole tutte insieme si faticava un po’ a riconoscerle come un discorso. 

Zia Leti sapeva con chi aveva a che fare, conosceva tutti e tre da tanto tempo e ultimamente li osservava, a volte ozianti e a volte chiassosi, sui gradini del sagrato, oggetto di sguardi rimproveranti o di teste che si muovevano da sinistra a destra per esprimere il proprio diniego verso quella gioventù sfaccendata. Aveva, perciò, lanciato la sfida di quella giornata al mare che loro avevano raccolto, ribadendo però all’unisono: - Basta che non si prega. –

Scesi dal treno si incamminarono, e Mauro disse: - Ma Zia Leti ci porti al mare in pieno inverno, non possiamo nemmeno fare il bagno e non c’è in giro nessuno.-
-          Il mare – rispose Zia Leti – può essere interessante anche in questo periodo e l’essere da soli ci può aiutare a riflettere. –
-          Vedi che c’era sotto qualcosa – disse Sara – non si prega ma si riflette, sempre robe di chiesa. – E tutti risero di gusto.

Intanto raggiunsero una spiaggia, circondata da una fila di case colorate. Facendo un cenno con la mano la donna disse. – Ecco la Baia del Silenzio, è un posto molto bello e interessante qui a Sestri. –

-          Il nome è tutto un programma – disse Luis il terzo del gruppo.
-          Che effetto vi fa questo posto?– domandò Zia Leti.
-          Ma non so, strano…- disse Mauro – c’è un silenzio.-
-          Proviamo a spegnere i cellulari, sediamoci un attimo e ascoltiamo.- Consigliò la donna.

Dopo qualche minuto intervenne Sara: - Si sente perfino il rumore del mare e il verso dei gabbiani.-
-          Si continuiamo. Forse riusciamo a sentire qualcos’altro.-

sabato 29 ottobre 2016

Zia Leti e le bandierine - Don Marco al secolo Keaz.

Don Marco Carzaniga - Keaz

Della serie l'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco al secolo Keaz.

Zia Leti e le bandierine.


Le bandierine colorate sembrava non avessero nessuna intenzione di restare attaccate al muro dell’oratorio e Zia Leti non sapeva più quale strategia usare per realizzare quel decoro cromatico. Il giorno dopo ci sarebbe stata la festa  e le classiche bandierine avrebbero dato un tocco di colore.  In quel momento si accorse che un giovane, appoggiato al muro di fronte, la stava osservando; probabilmente da un po’ di tempo. Si girò verso di lui e gli disse: - Ciao, invece di startene lì con le mani in mano, potresti aiutarmi, te ne sarei grata. –
Lui si stacco dal muro e andò verso di lei, strinse la mano che gli porgeva e disse : - mi chiamo Nicola-
Lei rispose: - io sono Leti, ma per tutti Zia Leti.
-Perchè  appendi queste bandierine? –
- Perché domani c’è la festa dell’oratorio.-
-E’ questo l’oratorio? – disse il giovane indicando il luogo di fronte a lui.
- Si ma non solo.-
-In che senso?-
Spiegarlo in poche parole non è semplice, però ci provo. L’oratorio è sì un luogo nel quale adulti e ragazzi si incontrano, giocano , definirlo un centro ricreativo e di aggregazione è riduttivo.  Prima di essere un luogo l’oratorio è l’espressione della cura che la comunità cristiana degli adulti ha verso i ragazzi, gli adolescenti e i giovani della parrocchia. Avere uno spazio è importante, ma è in funzione di quella cura che si esprime nel difficile e mai scontato equilibrio tra annuncio missionario e passione educativa.
-Penso di essermi un po’ perso – disse un po’ pensieroso

giovedì 26 maggio 2016

W DON KEAZ!!!...ieri, oggi e domani.

In molti a Vimercate conoscono Keaz! 
Classe 1964!
Il mio prete, con sigaro toscano incorporato, preferito.
Presto per lui, grandi feste

In Arte: Don Marco Carzaniga.



Stesso sorriso, stessa chioma di capelli , 
rigorosamente al vento, 
stessa voce calda e baritonale, 
stessa testa, dura,
stessa voglia di dare, 
di fare, di donare, 
di ..."cacciarsela".

Insomma, 

25  anni dopo, 
DON MARCO CARZANIGA 
da cascina Gariola - Vimercate


...al secolo e per tutti noi, 
conoscenti, amici, fratelli,
ieri, oggi e domani
coerentemente
ancora lui, 
e per sempre Keatz!

GRAZIE

Ecco quello ad oggi già pubblicato di lui in questo blog:

"L'insostenibile leggerezza delle parabole di don Keatz"

Una lettera per Zia Leti

Zia Leti e il ponte di Angelo

Una benefica camminata per Zia Leti

Una dormita per Zia Leti


martedì 22 marzo 2016

Una lettera per Zia Leti - Don Marco al secolo Keatz

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Keaz."


Don Marco - il mio amico Keaz
La donna in divisa blu e gialla la salutò e dopo averle consegnato la busta sigillata si allontanò proseguendo il suo giro; Zia Leti rimase ferma sulla soglia con in mano quella lettera. Sapeva bene chi l’aveva inviata, non solo perché si leggeva chiaramente il mittente, ma perché la calligrafia le era familiare. Rientro in casa, il suo animo era sospeso tra lo stupore e l’emozione, aprì la busta con delicatezza come se avesse paura di sciuparla e iniziò a leggere.

“ Cara Zia Leti,
     è passato tanto tempo dal mio trasferimento e ancora di più da quella drammatica vicenda; penso, perciò, che questa mia lettera ti sorprenderà non poco, aggiungi che le lettere scritte a mano sono ormai cosa rara, ma io sono un po’ antico e poi mi sembra che una penna e un foglio sappiano custodire meglio l’intimità. In questi giorni ripensavo alla mia storia e soprattutto a quel momento in cui, in modo del tutto improvviso, la morte e tutto quanto trascina con sé mi toccò  da vicino, anzi direi che mi urtò con violenza. Fu come essere preso in un gelido abbraccio che porta a precipitare dentro ad un dolore insopportabile, per rimanere poi abbandonato nella solitudine. Alcuni dicono che la morte sia una maestra che insegna molte cose, a me sembrava solo spietata nel pormi domande e interrogativi per poi lasciarmi senza le risposte, dando continui giri di vite alla morsa dell’ impotenza che stringeva sempre di più. Perfino quel mio continuo pregare appariva inutile, come se le mie parole incontrassero solo vuoto e silenzio senza raggiungere nessun risultato. Il tutto reso ancora più pesante dal ruolo e dal compito che avevo; dovevo parlare, ma non avevo le parole, spiegare, ma faticavo a trovare ragioni e risposte.
Ricordo, però, benissimo le tue parole, pronunciate in quella lunga chiacchierata; sono rimaste in me, contribuendo a darmi un po’ di calore e di luce: - Gesù non è venuto per evitarci la morte e le sue conseguenze, ma per entrare nella nostra morte, sia fisica che interiore, e morire con noi. Ha voluto raggiungerci nel punto più profondo, nel quale la morte può trascinarci e da lì accompagnarci nella vita che con la sua risurrezione ci dischiude, nella vita eterna. Possiamo solo stringere quella mano che ci tende, fidarci e affidarci. – Tante volte avevo predicato queste cose, ma in quel momento le sentii dette a me e per me, ho capito anche cosa intendevi  quando mi dicesti che per risorgere bisogna accettare di morire e che si può accompagnare qualcuno solo dove si è già stati.
Ho smesso, allora, di cercare una spiegazione solo dentro i miei ragionamenti, lasciando, invece, che fosse la Parola del Vangelo a illuminare e spiegare la vita in ogni suo momento, l’unica parola capace di mettersi  accanto a chi è provato dalla sofferenza e scaldandogli  il cuore riaccendere la speranza. Pian piano comprendevo che tutto ciò che avevo vissuto, il dolore, gli interrogativi e, ancor di più, le mie preghiere non erano caduti nel vuoto, ma che tutto era stato custodito con amore infinito da Chi ha saputo portare su di sé il peso che ci opprime e nella sua morte e risurrezione ci ha riportati a casa…”
Zia Leti smise per un attimo di leggere e, con gli occhi umidi per la commozione, pensò ai discepoli di Emmaus, che trasformati dall’incontro con il Risorto fecero ritorno a Gerusalemme per portare agli altri discepoli la Buona notizia della risurrezione del Signore Gesù. Riprese subito la lettura.
“…  come ho potuto constatare nessuno può dirsi immune da tutto ciò e anche un prete ha bisogno di essere riportato a casa. Tra pochi giorni è di nuovo Pasqua e sarò chiamato ancora una volta a dare l’annuncio della risurrezione. La vita dei fratelli e delle sorelle che avrò davanti è già stata toccata, o forse lo sarà, dal mistero della morte; ciò che chiedo nella preghiera è che quell’annuncio possa risuonare in ciascuno di loro e che là, dove ha scavato il dolore, trovi posto la gioia.
A questo punto mi rimane solo di dirti grazie e di augurarti una buona Pasqua….e spero a presto.
Cristo è risorto.
Tuo
Don Clemente “

Zia Leti ripiegò la lettera e nel suo cuore rispose: - E’ veramente risorto. – Poi  sorrise e in quel sorriso c’era la sua Pasqua.

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martedì 15 marzo 2016

Zia Leti e il ponte di Angelo. Don Marco, al secolo Keatz.

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Keatz."


Il cielo cianotico e i primi goccioloni più che un presagio manifestavano una certezza: il
Don Marco - Keatz
temporale, di lì a poco, si sarebbe scatenato. Doveva trovare un riparo, per sé e anche per la bici. Meno male, pensò, il portico della chiesa è a pochi passi.
Vide che un uomo sulla sessantina l’aveva preceduta, ne fu lieta. Avrebbe trascorso l’attesa del termine della pioggia in compagnia.
-      Buongiorno –disse in tono cordiale l’uomo
-      Buongiorno , mi sa che ne avrà per molto – rispose lei guardando il cielo.
Il piccolo scambio di cortesie diede inizio ad un dialogo assolutamente attraente per la donna, anche se i contorni erano più quelli di un racconto che l’uomo fece della sua vita, in un faticoso italiano, ma con una cordialità immediata. – Mi chiamo Angelo e vengo dalla Bosnia precisamente da Mostar. Sono in Italia per far visita a mio figlio, abita qui con la sua famiglia. Purtroppo mia moglie è morta durante la guerra e ora vivo solo, così una volta all’anno vengo a trovare mio figlio.-
Quasi in sintonia con il temporale continuò a raccontare; la sua vita il suo lavora da muratore, la sua città bella e martoriata. Un tortuoso alternarsi di dolori , gioie e affetti familiari, intense e sofferte relazioni dentro lo scenario drammatico della guerra e di una pace da costruire e custodire. Un passaggio colpì in modo particolare la donna che ascoltava, affascinata da quella vitale narrazione. Forse anche perché una lacrima bagnò il sorriso di Angelo, custode di una gioia ormai radicata.
- …..è stata un’esperienza che mi ha lasciato una traccia indelebile. Avere avuto la soddisfazione di contribuire alla ricostruzione del ponte simbolo della città e distrutto dalla guerra. Ridare la possibilità della comunicazione tra le due parti del paese. L’indimenticabile spettacolo di quel 22 luglio di nove anni fa quando la Stari Most venne riaperto. La gioia di uomini e donne di tutte le età che potevano tornare ad incontrarsi. Quel ponte ricostruito, nuovamente percorribile, aveva generato una festa. La festa di un’umanità che nonostante gli ancora visibili segni di distruzione, poteva ancora sperare. La vita esplodeva nei passi che solcavano quel ponte. Il ponte segno e strumento di un orizzonte pieno di fiducia, nel quale poter tessere trame di meravigliose relazioni.-
La donna con gli occhi chiusi ascoltava in silenzio. Nel vortice di pensieri che popolava la sua mente uno ebbe il sopravvento: Gesù il pontefice. Il pontefice tra il cielo e la terra, che con la sua Incarnazione e la sua Pasqua ha rigenerato la fiducia nel cuore dell’uomo verso Dio, nel cui cuore la fiducia verso l’uomo non è mai venuta meno.
Smise di piovere e giunse il momento dei saluti. La stretta di una mano carica di storia e di fatica, la cui ruvidezza appariva come il tocco vellutato di una carezza. La donna scusandosi disse – non le ho detto il mio nome, mi chiamo Leti e mi prendo cura dei più piccoli. –
Di rimando Angelo rispose – è un bel mestiere, lo faccia con passione e arrivederci.-
Se ne andò. Leti rimase ancora con gli occhi chiusi a ripensare a quel fugace incontro. Grida di bambini la distolsero dalla sua riflessione – zia Leti vieni a giocare -. Lei aprì gli occhi e guardò il cielo e vide lo splendore di un ponte tutto colorato.

Una piccola storia certamente inventata, ma molto simile a tanti incontri che si possono vivere. Penso che ogni incontro sia come un ponte gettato nell’umanità variopinta. Custodire dentro di noi il desiderio di ponti sempre nuovi e più resistenti, arrendendoci solo ad abbracci e carezze che ci facciano crescere in umanità.

D. Marco

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Una benefica camminata per Zia Leti

martedì 23 febbraio 2016

Parabola n.2 - Don Marco al secolo Keatz.

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Keatz."

Una benefica camminata per Zia Leti

Gli occhi le brillavano nel contemplare quella meraviglia della natura: l’intensità dei boschi e dei
prati che, quasi immediatamente,  cedevano il posto alla roccia, la quale  sapeva assumere forme sempre diverse, ogni volta che si cambiava il punto di osservazione. La vista di quelle splendide montagne le dava la sensazione di un riposo interiore, anche  se la stanchezza del suo corpo cominciava a farsi sentire. Decise, pertanto, di fare una sosta e dopo aver appoggiato a terra lo zaino  si sedette su un grosso sasso. Era assorta nei suoi pensieri quando vide arrivare un gruppo di giovani che con passo deciso percorrevano il sentiero e dietro  loro un volto familiare. Si alzò di scatto e le andò incontro e dopo un lungo e caloroso abbraccio disse: - Anna! Quanto tempo è passato? Come stai? –
-Bene e tu? – rispose l’amica – Chi l’avrebbe detto che ci saremmo riviste proprio su queste montagne! –
- Ho visto che sei con un gruppo di giovani, sempre alle prese con loro…-
- Si, stiamo trascorrendo una settimana insieme; vita comune, preghiera e confronto. Loro stanno operando un serio discernimento sulla loro esistenza, potremmo chiamarla settimana vocazionale. Se vuoi puoi unirti a noi, il tema di oggi è: la montagna e i suoi sentieri come metafora del cammino di fede. –

sabato 23 gennaio 2016

Una buona dormita per Zia leti. Don Marco al secolo Keatz

Della serie: "L'insostenibile leggerezza delle parole (Parabole) di Don Marco, al secolo Keatz."
Don Marco - Keatz
Scritto per il 6 gennaio 2016 - Epifania del Signore.

La luci della piazza illuminavano lievemente la stanza, Zia Leti aveva da tempo spento la lampada del suo comodino ed era arrivato il momento di abbandonarsi al senno che lo sbadiglio appena emesso manifestava in modo più che evidente. Le risuonavano nella mente le ultime parole di Osvaldo: - Dormire fa bene .-

Quell’ incontro l’ aveva segnata parecchio. Lo aveva notato mentre seduto sulla panchina del parco, stava mangiando con gusto un panino e sorseggiava da una bottiglia d’acqua come se fosse del vino d’ annata. Lui l’ aveva salutata e invitata a sedersi acconto, come se fossero vecchi amici, Zia Leti aveva accettato e sedendosi si era presentata, di risposta anche l’uomo le aveva detto il suo nome, aggiungendo poi:- Non ti spiace se continuo il mio pranzo? Questo è il frutto della generosità di alcune persone, e ti assicuro che ha un sapore che arriva dal cuore.-